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Cassandra Crossing/ Privacy ai 4 angoli del mondo
Questa volta senza sorprese ma con molto preavviso mi sono trovato in giro per il mondo, 4 angoli tra i tanti di questo pianeta, quasi tre continenti, undici fusi orari, tanta gente e tanto lavoro.
Un giro troppo lungo per degli appunti di viaggio, ma abbastanza ampio per poter dire cose previste ed impreviste sul tema, indovinate un po', della privacy.
L'imprevisto e' la parte migliore di un viaggio; non necessariamente una cosa spiacevole o fonte di stress.
Dopo un lungo volo per una volta in business class scendo all'aereoporto di New York. Niente piu' visto al consolato, ma semplicemente una registrazione (a pago) su di un sito chiamato ESTA. Cosi nel database ti ci inserisci da solo e sapendo dove e quando arrivi possono venire a salutarti. Confesso che dopo oltre vent'anni, l'11 settembre, il Patriot act ed Assange mi sento decisamente a disagio, anche se non viaggio solo. Sono davvero lontani i raid californiani degli anni '80 in cui mi destreggiavo tra alta tecnologia e produzione industriale.
Ho visto cose che voi umani non potete immaginare. I raggi laser della stereolitografia balenare tra le startup che apparivano una mattina e sparivano in giorno dopo.
Palazzine allineate lungo un viale, facciate fantasione ma tutte uguali con un fastoso ricevimento clienti davanti, ed una porticina che immancabilmente portava sul retro dove trovavi locali tipo il laboratorio di Archimede Pitagorico e l'immancabile professore universitario che si affannava a far funzionare quello che gia' il commerciale aveva venduto. Tra parentesi ci manco un pelo che me ne tornassi a casa col primo stereolitografo realizzato al mondo, al midco prezzo di 120.000 dollaroni dell'epoca.
Ma ecco che arrivo al controllo passaporti del JFK; addio dati biometrici, questa volta mi fregano. Infatti un addetto militarizzato, antipatico come solo all'immigrazione riescono ad essere (in tutti i paesi del mondo comunque) mi squadra malissimo. Aspetto che mi dica di mettere la mano sul lettore palmare, ripeto l'operazione mentre lui mi squadra come un padano un extracomunitario, poi guarda i suoi display e digustato mi dice che l'impronta del pollice sinistro e' venuta male e di rifarla.
Sai mai che Bin Laden si tagliasse le altre nove dita per farsi passare per me....
Eseguo, biiip. SI passa alla telecamera, incuranti del fatto che la mia foto digitale sia' gia' sul passaporto. Se vede che nemmeno il Made in Italy tira alla frontiera. Sembra una normale foto, ma la telecamera, troppo sofisticata per essere normale, non dovrebbe esserlo abbastanza (almeno spero) per prendere l'impronta della retina. Ma tanto ormai ....
Con un ultimo sguardo schifato il difensore dalla frontiera del grande paese mi fa cenno di liberarlo della mia presenza. Ovviamente lo accontento subito
Pero' ecco, poi una volta dentro il clima cambia comletamente. NY e' bella, questo lo sapevo, ma la sensazione di controllo generalizzato non c'e'. Qualche telecamera si, qualche zona semimilitarizzata coma a Wall street pure, pero' in generale nessuno ti scoccia.
Evitando i quartieri malfamati trovi prevalentemente gente gentile e sorridente, ti ascoltano se chiedi una informazione anche se son vestiti molto meglio di te. Telecamere assai meno che in Italia, poca polizia bene in vista. Forse che i doganieri scontrosi riescono a tener fuori i cattivi? No, probabilmente solo che la gente e' meno schizzata che da noi.
Ma l'11/9 ha comunque lasciato segni, per esempio adesso in albergo ti devi registrare come in Italia, e non credo che un cittadino americano possa ancora rifiutare di identificarsi.
Giorni. Chilometri verso est, tanti, ed eccomi alla frontiera con la Santa Madre Russia. Le puntate precedenti sono state piu' complecate. Passaporto spedito all'ambasciata via corriere con annesse foto e modulone cartaceo dall'italiano traballante. Torna indietro senza uno di quei bellissimi timbroni policromi che usavano negli anni '80 con la cortina di ferro, e che erano lunica cosa che facesse arricciare il naso ai doganieri californiani; una volta uno mi disse, puntando un dito schifato verso uno dei suddetti timbroni "cos'e' qusto? Lo sa che non e' una bella cosa?". Risposta giusta, cosi americana che sblocca la questione "Business is business", dribblato e via.
Invece la cortina ora non c'e' piu' ma laburocrazia e' rimasta tutta, anzi si e' potenziata in uno strano incrocio di vecchio e di nuovo. Il passaporto torna indietro con il solito autoadesivo addirittura dotato di ologramma (piu' bello di quello delle mutande
Sopra le generalita' traslitterate in alfabeto cirillico ed il tutto leggibile otticamente come i passaporti europei.
In aereo devi riempire uno di quegli inspegabili modulini scritti in piccolo dove dichiari nuovamente tutto, anche l'indirizzo dell'albergo. Alla dogana ti guardano un paio di volte il passaporto, ti portano via una parte del modulino (quella per entrare) e mi lasciano quella con cui registrarsi all'albergo (a pagamento) e da usare per uscire. E se la perdo? Comunque dall'aereoporto in poi la borocrazie e la polizia sono praticamente assenti. Non me lo aspettavo perche' S. Pietroburgo nasce da una conquista fortemente voluta da uno dei pochi zar intelligenti che cerco' l'accesso al mare, e conquisto' un pezzettino di costa stretto in fondo al golfo di Finlandia
stretto tra svezia e finlandia. Pochi chilometri, ma che cambiarono la situazione strategica per sempre. C'e' un'intera flotta da qualche parte qui vicino, e la nascita militare e' palpabile visitando la bellissima fortezza stellata che fu il nucleo centrale della citta'. Malgrado questo l'ordine pubblico e' perfetto, la citta e' sgombra di polizia visibile. C'e' un po di ostentazione qua che lascia intravvedere la presenza di poteri non statali, ma tanto si sapeva ...
Ripartendo all'aereoporto hanno voluto il biglietto per uscire, tre controlli di sicurezza dall'aria molto seri, con ostentazione di giubbotti antiproiettile e fucili mitragliatori e poi via. Privacy non credo ce ne sia stata molta, ma han fatto senza biometria proprio come 30 anni fa. Ma perche' in occidente la fanno tanto palloccorosa?
Visto per l'India; modulo piu' grande, solita foto, solito corriere al consolato, solito adesivo policromo ma senza ologramma. Giorni, chilometri.
Quest'avventura e' cominciata, un po' seriamente un po per gioco, il lontano 2 settembre 2005.
E' continuata per tutto questo tempo anche (non solo, non soprattutto) per merito/colpa vostra.
C'era stato un prodromo due anni prima, il 5 settembre 2003, su cui prima la fiducia e poi l'amicizia col buon Paolo de Andreis hanno costruito un rapporto di reciproca stima e fiducia, continuato poi con tutti gli amici della Redazione.
Grazie.
Per festeggiare ho preparato una versione speciale di "Tutto Cassandra"; sono tutti i 200 numeri ben stampati in A4 e con le pagine inutili rimosse.
Rimangono pero' con impaginazioni diverse, quindi non lo si puo' chiamare libro. Sono quasi 700 pagine, nel caso lo voleste stampare.
Chiamare pausa il fatto che per due mesi io sia mancato al mio stesso appuntamento puo' sembrare ottimistico, chiamarlo un momento di crisi sarebbe eccessivo, chiamarlo eccesso di cose da fare sarebbe svicolare.
Allora meglio non chiamarlo in nessun modo.
Sono contento di essere tornato.
Gestire uno Slog invece di un Blog evita gli stress ed i sensi di colpa legati ai sempre troppo radi aggiornamenti; uno lo dice subito al navigatore approdato su queste pagine che gli aggiornamenti sono frequenti come le ere geologiche, ed amici come prima.
Ma lo slog e' anche il luogo in cui porre cose che ci si vergognerebbe di mettere in qualsiasi blog serio, per esempio una raccolta di citazioni rimarchevoli vendemmiate dai forum di Cassandra.
Percio' le stranezze che seguono non sono imputabili, per una volta, a me, ma ad altri navigatori, sempre a rischio di essere definiti pedoterrosatanisti, che sono passati qui vicino.
Navigatore avvertito ....
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